NERVOSA "Slave Machine" Michaela Naydenova

Patrizia Marinelli 25 mag 2026
Guardando al futuro senza togliere il piede dall’acceleratore, le Nervosa pubblicano il nuovo Slave Machine e, ancora una volta, la grinta e determinazione della thrash metal band tutta al femminile, diventano un vero tornado.

Anzitutto una premessa doverosa: Nervosa è una thrash metal band tutta al femminile, fondata a San Paolo (Brasile) nel 2010 dalla chitarrista Prika Amaral. Nota per il suo sound aggressivo che unisce thrash, death e heavy metal, la band, in realtà greco/brasiliana, ha pubblicato album di successo (vedi Victim Of Yourself e Perpetual Chaos), rinnovando la lineup nel tempo ma riuscendo a mantenere intatto l’appeal che le rende note a livello internazionale.

Con Slave Machine (Napalm Records), le Nervosa guardano al futuro con rinnovata grinta e determinazione, e se il precedente Jailbreak (2023) era già molto duro, caratterizzato da un sound crudo e irruente, con questo nuovo disco il quintetto femminile alza ulteriormente l’asticella, per una scelta stilistica che va a premiare gli sforzi della leader Prika Amaral (chitarra e voce principale), affiancata da Helena Kotina (chitarra), Hel Pyre (basso), Emmelie Herwegh (basso) e Michaela Naydenova (batteria, subentrata a Gabriela Abud). Il risultato? Un lavoro che non passa inosservato e che letteralmente urla in ogni ...
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info intervista

Nervosa Band
Michaela Naydenova
Slave Machine
sua traccia.

Le Nervosa paiono avere idee chiarissime fin dall’apertura del disco affidata a Impending Doom, un brano costruito su una certa tribalità di cui la world music si nutre spesso: aggressivo e ipnotico, inizialmente dominato dalle percussioni, condito da riff chitarristici sferzanti, fino a culminare nell’intensa interpretazione vocale di Amaral, che si prende il finale con grande forza.

Apparentemente più accessibile è la titletrack, Slave Machine, che mescola thrash e death metal in un insieme compatto, frenetico e velocissimo, mentre un’atmosfera a tratti malinconica va a caratterizzare Ghost Notes con richiami all’extreme metal e una prova convincente da parte di tutta la band, in particolare di Helena Kotina e Michaela Naydenova.

Con Beast Of Burden, le Nervosa firmano un brano di tre minuti e mezzo costruito su un riff incessante che travolge l’ascoltatore, prima di lasciare spazio a You Are Not A Hero, uno degli episodi più riusciti del disco, dove a graffiare non sono solo le note ma anche i testi. Seguono Hate, costruito su un riff tagliente, e The New Empire, brano a tratti epico e profondo, che non rinuncia però all’asprezza e all’aggressività tipiche del disco.

C’è spazio poi per 30 Seconds, con i suoi riff taglienti e originali, e per Crawling For Your Pride, un mid-tempo in cui spiccano le stratificazioni vocali determinate e pulite, affidate ad Amaral. Dal canto suo, Learn Or Repeat si distingue per gli assoli potenti e l’energia travolgente, così come si distingue The Call, brano dal forte impatto sonoro, in cui emerge a chiare lettere la musicalità della band. Senza un attimo di respiro, la tracklist chiude con Speak In Fire, in cui Kotina si scatena con un riff thrash/death perfettamente in sintonia con le linee vocali di Amaral, peraltro protagonista di una delle sue prove migliori.

Slave Machine è un disco che riflette la piena identità delle Nervosa: una band che non ha alcuna intenzione di ammorbidirsi, ma che anzi continua a spingere sull’acceleratore, esprimendo tutta la carica e la combattività di cui è capace.

Abbiamo intercettato Michaela Naydenova e ci siamo fatti raccontare il nuovo disco delle Nervosa.

Se tu dovessi tracciare le differenze principali tra Slave Machine e il precedente Jailbreak che cosa diresti?
Penso che Jailbreak sia un classico disco di trash metal, mentre Slave Machine lo vedo come una versione più contemporanea di questo genere di musica... volendo, anche più orecchiabile.

Avete scelto Slave Machine come primo singolo di lancio dell’album, decisamente carico di energia e groove; cosa ci dici invece del secondo singolo, Ghost Notes, più malinconico?
A mio avviso questo brano è molto catchy se così si può dire, soprattutto la parte iniziale, con il serrato interplay tra chitarra e batteria e il tappeto di tastiere che creano una melodia che ti resta nella testa. Un tipo di energia diverso rispetto a Slave Machine, che è un pezzo molto veloce e molto più diretto con assolo di chitarra tagliente... beh, Ghost Notes ti prende in maniera differente. Lo abbiamo scelto come secondo singolo proprio perché mostra un aspetto differente del nostro nuovo disco.

Per te come batterista c’è stato un brano particolarmente impegnativo da registrare in studio?
Direi proprio Slave Machine perché è un brano davvero molto veloce, con parecchi fill à-la Dave Lombardo se così posso dire, molto convulso. Per me è stato una sfida ma alla fine sono stata soddisfatta del risultato. Aggiungo che anche You Are Not A Hero è stato piuttosto impegnativo per via della cassa che pompa sotto il rullante, ma certo non impegnativo come Slave Machine.

Che genere di equipment ha utilizzato per le registrazioni dell’album?
Ho registrato le basi nel mio home studio e nella successiva fase di produzione abbiamo lavorato sul suono perché enfatizzasse la dimensione death thrash in cui il disco si doveva immergere. Naturalmente, ho utilizzato gli strumenti di cui sono endorser: batterie DW, piatti Meinl e bacchette Wincent Drum.

Negli anni ci sono stati numerosi cambi di lineup, in particolare, proprio riguardo alla batteria: è stato complicato riuscire a entrare nel respiro della band?
Mi sono unita alla band per Jailbreak (2023) ed era il momento in cui le Nervosa ricercavano aria nuova, così non mi sono sentita nella posizione di dover in qualche modo ripercorrere il tracciato della batterista che c’era prima di me. Era una sorta di nuovo inizio per la band ed il nuovo album [Slave Machine] è l’estensione di questo concetto. E’ stato un album realizzato last-minute, se posso dire, poiché nel contempo era rientrata Gabriella alla batteria, ma poi l’ho registrato io; tuttavia, non ho avvertito alcun tipo di pressione ed anzi, per me è stato anche meglio della produzione di Jailbreak.

Quindi tu sei entrata nelle Nervosa nel 2023, ci sei rimasta fino al 2025 e sei rientrata nel 2026: corretto? Come hai convinto Prika Amaral?
Non ho dovuto convincerla poiché ci siamo lasciate in termini assolutamente amichevoli: voglio molto bene a tutte le ragazze della band e siamo sempre rimaste amiche. Avevo lasciato le Nervosa perché mi volevo dedicare ad altri progetti, visto che i generi di musica che mi attraggono sono parecchi; poi però è venuta fuori la problematica del passaporto di Gabriella e vista l’amicizia che ci lega ed il fatto che conoscevo i brani di Slave Machine, è stato naturale rientrare nella band.

Al di là di Slave Machine qual è il disco delle Nervosa che preferisci?
Ma così mi hai precluso la risposta! [ride]

Allora diciamo il secondo preferito…
Direi Perpetual Chaos (2021). Era uscito un po' prima che io entrassi nella band e mi piace molto proprio perché lo ascoltavo prima di conoscere personalmente le ragazze. Ma insisto: Slave Machine è il disco delle Nervosa che prediligo in assoluto!

Parliamo delle Nervosa e del loro essere pioniere del trash/dead metal al femminile. Cosa ci dici in generale di questo tipo di scenario?
Sono piacevolmente sorpresa nel vedere quante donne siano coinvolte oggi nella scena heavy, anzi sono felice di vedere la loro preparazione tecnica! Penso ad esempio a Tatiana Shmayluk dei Jinjer e Simone Simons degli Epica ed anche alla mia cara amica italiana, Gemma Sofia [Salvatori] che oggi suona nei portoghesi Vindicta.

Chiudiamo tornando a Slave Machine: state pianificando il tour?
Prima ci saranno i festival ed in questo momento non ricordo bene le date; tuttavia, sono pubblicate sulle pagine social della Nervosa band. In quanto al tour di Slave Machine sarà in autunno e spero tanto che passeremo anche dall’Europa!

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