Nove anni di attesa, poi l’evento... ieri sera i System Of A Down sono arrivati agli i-Days di Milano. Concerto soldout, 78.000 anime in delirio e la band carica di smalto come non mai.
I Queens Of The Stone Age e gli Acid Bath scaldano i motori a mille, poi i System Of A Down irrompono sulla scena, decisi a mettere il piede fisso sull’acceleratore. “Toxicity”, “Chop Suey”, “Aerials”, “Forest”, “Lonely”... sfilano nella scaletta di ventinove brani, mostrando che il tempo non ha scalfito nemmeno un’oncia di quella convinzione che ha condotto i SOAD sul trono del dell’alternative rock più duro e crudo. La voglia di suonare della band contamina l’aria, i messaggi di denuncia e riflessione contagiano l’audience, e il futuro viene esorcizzato alla stregua di una liturgia corale.
Serj Tankian (vocal) ribadisce la sua perfezione, Daron Malakian affila la seicorde e si mette nei panni del maestro di ceremonie, mentre il basso di Shavo Odadjian e la batteria di John Dolmayan, tuonano ritmiche da far tremare l’anima. E’ uno show serrato, tra circle-pit, visual distopici, messaggi contro le guerre, per un disordine furioso
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e giocoso, liberatorio e gioioso, in cui il pubblico ci si ritrova immerso fino al collo. Per l’audience italiana il 6 luglio 2026 è una data impossibile da dimenticare...
Nati a Los Angeles nel 1994, i SOAD hanno venduto a oggi 45 milioni di dischi nel mondo, vinto un Grammy Award (2006) e suonato come headliner in arene, festival e stadi nei diversi continenti. Il quartetto californiano si accaparra costantemente il tutto-esaurito a ogni latitudine ed annovera oltre 23 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, consacrandoli una delle band dell’alternative rock tra le più ascoltate di sempre.